Sarà per una questione di campi di appartenenza (chi scrive è una film editor) ma mi piace pensare agli audiovisivi di Shirin Neshat come a dei veri e propri film.

Narrazioni cinematografiche con un inizio, uno sviluppo drammaturgico, un climax e una risoluzione finale.

Non è un caso che il suo primo lungometraggio, Donne senza uomini, presentato alla Mostra Cinematografica di Venezia del 2009, ha vinto il Leone d’argento.

In molti eravamo lì, in sala ad applaudirla commossi.

Intanto, proprio a Venezia è possibile apprezzare il suo ultimo corto: Roja, che accompagna la mostra The home of my eyes, con cui Shirin Neshat è presente alla Biennale arte 2017, come evento collaterale, al Museo Correr, in Piazza San Marco. Promotore: Written Art Foundation.

Roja, fa parte della trilogia Dreamers, dedicata ai sogni e alle paure inconsce della stessa Neshat.

Con uno splendido bianco e nero, il film della durata di 15 minuti, racconta il tema della nostalgia per la terra natia, il desiderio di tornare alle proprie origini ma l’inevitabile difficoltà a ritrovare se stessi in un luogo da cui ci si è allontanati da troppo tempo.

Tema assolutamente vicino all’autrice che, nata in Iran, vive e lavora a New York.

Roja, la protagonista del film impersonata dalla giornalista Roja Heydarpour, siede in un teatro, il suo primo piano dalla tipica bellezza mediorientale, si distingue nettamente dagli altri volti che ci danno subito la sensazione di trovarci in una ipotetica città del Nord America.

Già dalle prime inquadrature capiamo che Roja non appartiene a quella comunità, ne è solo un ospite.

In un’atmosfera fortemente Lynchiana, tra il sogno e l’incubo, Roja viene invitata a salire sul palco per uscire dalla menzogna e rivelarsi a se stessa.

Inizia il suo viaggio, verso la verità e verso la sua terra di origine.

La Neshat da prova di conoscere bene la tecnica cinematografica, e di usarla ad arte per le sue necessità espressive.

Con vetri deformarti davanti l’obbiettivo, ci racconta l’inquietudine del ritorno nella madre terra, una madre terra che sembra respingerla o forse che invita Roja ad andare oltre la nostalgia. Il dolly finale infatti solleva la nostra protagonista verso l’alto e il suo volto sembra essersi alleggerito dall’angoscia iniziale.

La Neshat sta lavorando al suo secondo film lungo, Looking for Oum Kulthum, dedicato alla cantante egiziana che è stata un mito del mondo arabo. Il film cercherà di esplorare le difficoltà di un artista donna nel conciliare arte e vita privata.

Sarà pronto il prossimo Luglio e speriamo di vederlo presto, chissà magari di nuovo al festival di Venezia.

Letizia Caudullo

grazie
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Event: Partecipazioni nazionali

Il Dilemma

Laboratory of dilemmas è il titolo del lavoro presentato dall’artista George Drivas, curata da Orestis Andreadakis, per il Padiglione della Grecia, ai Giardini della Biennale 2017.

Una video ed audio istallazione peripatetica che immerge il visitatore nei più ricorrenti dubbi sociopolitici contemporanei.

L’opera, traendo ispirazione dalla tragedia di Eschilo “Le supplici”, ci pone di fronte allo stesso dilemma proposto dal tragediografo greco più di 2000 anni fa: cosa fare di fronte a qualcosa di nuovo che mette in pericolo il preesistente?

Nel caso di Eschilo, le supplici avevano lasciato L’Egitto ed erano arrivate ad Argo, chiedendo asilo al re.

Il dilemma era se accogliere la loro richiesta, che avrebbe sicuramente scatenato una guerra con l’Egitto e quindi messo a repentaglio la sicurezza del paese o rifiutarla, venendo meno alla sacra legge dell’ospitalità e del senso di umanità.

Drivas, nel riportare il dramma ad oggi ci propone un lavoro più complesso, con diversi elementi architettonici e narrativi, che hanno un chiaro riferimento alla cultura classica greca.

Lo spettatore entrando nel padiglione è invitato a seguire un percorso, per il quale potrà prima camminare lungo un corridoio sollevato e vedere 6 piccoli video.

I video mostrano altrettanti estratti, come di materiali ritrovati, di un ipotetico documentario su un esperimento scientifico sulle cellule del fegato: si sono formate nuove cellule, che potrebbero essere un’interessante scoperta per la medicina ma che potrebbero distruggere le vecchie cellule.

L’esperimento per ragioni che non si conoscono è rimasto incompleto, il professore che lo stava seguendo è sparito nel nulla!

Scendendo al piano terrà, lo spettatore si ritroverà dentro un labirinto dove in diversi punti potrà ascoltare altre tracce sonore, relative al documentario e dunque all’esperimento.

Alla fine di queste due parti del percorso, ricongiungendo come in un puzzle tutte le informazioni, lo spettatore finirà per essere anch’egli coinvolto nel grande dilemma .

Cosa fare? Accogliere il nuovo o salvaguardare il vecchio?

Nell’ultima parte del percorso, in un grande schermo l’ultima porzione del finto documentario, mostra la ricostruzione della riunione di tutti gli scienziati del laboratorio e l’esposizione delle varie ipotesi su che cosa fare.

Ad evidenziare la ricostruzione filmica, Charlotte Rampling ed altri noti attori interpretano gli scienziati e le loro diverse opinioni.

Ma nel momento di maggior tensione il documentario si interrompe, anche qui manca il finale, il Dilemma rimane aperto.

Ma l’esperimento di Drivas è riuscito: lo spettatore uscirà dal padiglione senza una risposta ma con molte domande sul nostro tempo.

Letizia Caudullo.

grazie
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