Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit Faranak Arabian 

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Sono decisamente d'accordo con Bianca Frasso! mi dispiace per un artista che stimo moltissimo ma mi sono vergognata e penso che dovremo riflettere su questo lavoro e tenerlo sempre presente quando parliamo di arte sociale come esempio negativo!

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Event: Partecipazioni nazionali

Bianca provo ad aiutarti

per me è stato emozionante! suono amplificato magnifico! loro due fratelli bravissimi di Torino, My cat is an alien il nome del loro gruppo. La sala di registrazione sarà messa a disposizione di chi lo chiede. Per me è un bellissimo progetto. 

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Leggo, un po’ esterrefatta, solo commenti ultra positivi e addirittura entusiasti, penso a Ludovico Pretesi ma anche a Alessandra Mammì, del padiglione Italia  il mondo magico a cura di Cecilia Alemanni che sceglie di guardare l’arte italiana contemporanea dalla lente del magico, non come fuga in un mondo irrazionale ma secondo l’indicazioni del grande (per noi meridionali grandissimo) Ernesto de Martino, etnologo antropologo e storico delle religioni, che nel sui testi (tra i primi appunto Il mondo Magico) indaga la magia come forma per padroneggiare l’incertezza e come strumento per riaffermare la propria presenza nel mondo. Anche nel saggio in catalogo Alemanni rilegge la storia dell’arte italiana da questo punto di vista, dal Rinascimento (tradizione ermetica, etc) fino all’arte povera (recupero dei materiali alchemici, del mito etc ) fino ad ora, Cuoghi, Husni Bey, Andreotta Calò; una lettura tra le tante possibili che nel contemporaneo però mi lascia perplessa  anche se aspetto di leggere il catalogo per capire e approfondire le motivazioni e le fonti.

Cecilia Alemanni, italiana ma da circa 15 anni residente a NY, dove quasi inaspettatamente ha avuto l’incarico di direttrice e capo curatrice di High Line Art, il programma di arte pubblica sulla High Line di New York, ha dichiarato anni fa, nel 2011: “se fossi stata in Italia sarei stata disoccupata o impiegata in un museo”. Ecco questo è per noi il magico mondo americano, la favola americana,  che premia i migliori e dove se sei bravo lavori, in confronto alla dura realtà italiana, con cui tutti noi ci confrontiamo e che ci fa essere contenti e felici semplicemente perchè finalmente, come tutti gli altri, abbiamo un padiglione curato da un professionista che espone solo tre artisti. Ed proprio per questo che a me sarebbe piaciuto di più un padiglione sul tema del lavoro, a cui tra l’altro anche Adelita Husni Bey ha dedicato un progetto Quattro atti sul lavoro a Bologna l’anno scorso. Invece ci tocca appellarci alla magia, ancora una volta, così come fu per il sud del dopoguerra, per riscattarci e affermare la nostra presenza del mondo!

Entrando nel cupo padiglione, dalla fievole luce della prima parte di Roberto Cuoghi si passa alla luce emanata dal video di Adelita Husni Bey, fino al totale buio di Giorgio Andreotta Calò, quello che noto (al da là del mio mancato entusiasmo per l’opera eccessiva, retorica, di Roberto Cuoghi soprattutto per il fastidio immediato procurato dall’abbinamento Italia - immagine ripetuta di Cristo crocifisso), è una discrepanza eccessiva tra le dichiarazioni e lo statement della curatrice e il risultato finale, non vedo cioè “un racconto intessuto di miti, rituali, credenze e fiabe” e mi sembra un po’ forzato dire “ Osservate in controluce, da queste opere emerge l’immagine di un paese – reale e fantastico allo stesso tempo – in cui tradizioni antiche coesistono con nuovi linguaggi globali e dialetti vernacolari e in cui realtà e immaginazione si fondono in un nuovo mondo magico”.  Comunque l’immagine di un paese che non mi appartiene e in cui non mi riconosco (pur essendo del sud, aver letto De Martino e ballato la taranta!) 

A me piuttosto rimane l’immagine dantesca (sala di Giorgio Andreotta Calò Senza titolo /La fine del mondo) di chi al buio, attraversando un tragico e purtroppo attuale paesaggio di impalcature, sale con necessaria attenzione e ansia delle pericolose scale, per soffermarsi e vedere emergere lontano, dopo una grande distesa d’acqua, la propria ombra, un’apparizione che ci ricorda che è solo nel silenzio (siamo avvolti in un suono sordo quasi impercettibile) lentamente e con molta concentrazione che possiamo mettere a fuoco un riverbero della nostra immagine e di quella degli altri accanto a noi.

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Forse devo aver perso una parte del padiglione Svizzero curato da Philipp Kaiser, «Women of Venice» artisti Carol Bove e Teresa Hubbard / Alexander Birchler. Un progetto che intende interrogarsi sui motivi che indussero Alberto Giacometti durante tutta la sua carriera a non esporre le proprie opere al Padiglione della Svizzera. Il film "Flora" che ricostruisce con scene fittizie e documentaristiche la figura di Flora Maya, giovane scultrice amante per un breve periodo di Giacometti , l'ho trovato bellissimo. Ma non capisco "la festa sul posto"?

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Sono tornata da questa Biennale Viva Arte Viva e mi sento più morta che viva. Come mai? certo si cammina troppo, con il biglietto del vaporetto in tasca, come sempre troppo pieno e lento per il ritmo troppo veloce della Biennale che non coincide mai con quello della città. Ma il mortifero ritorno non dipende certo dalla caviglia gonfia e dalle spalle rotte per i pesi più o meno inutili trascinati nelle fashion bags dei vari padiglioni.

Viva Arte Viva è una biennale piatta, senza guizzi e sorprese, nessuna apertura extradisciplinare, ordinata per temi, didascalica e direi anche un po’ reazionaria. Perchè quando si cerca di ordinare troppo la complessità della realtà non si può che risultare reazionari.

Reazionario : Dichiaratamente favorevole al ripristino di un assetto sociale e politico storicamente superato: un vecchio r.; idee r.; estens., decisamente ostile a qualsiasi spinta o tendenza innovatrice e progressista sul piano politico-sociale.

Catalogare l’arte è sempre stato molto difficile, il dizionario dell’ICCD (l’istituto centrale per il catalogo e la documentazione) dimostra che i criteri della catalogazione andrebbero continuamente aggiornati per le continue eccezioni in cui incorrono anche i più esperti storici dell’arte addetti al riempimento delle schede. Mi chiedo come è possibile ancora pensare di ordinare in maniera scolastica l’arte contemporanea per padiglioni tematici? con didascalie banali e riduttive e un catalogo che non aggiunge niente, “inutilissimo” pur essendo carissimo e pesantissimo ?

Sembra che con Christine Macel, ovvero in virtù del suo ruolo di storica e direttrice di museo, la Biennale di Venezia scelga di afferma il suo ruolo istituzionale! Non capisco il senso di questa affermazione  e a contraddirla basterebbe pensare a quello che Cristiana Collu è stata capace di fare alla Galleria Nazionale di Roma. Non penso centri il ruolo, semplicemente la mediazione curatoriale non riesce assolutamente a rispondere al proprio incipit: “nel quadro dei dibattiti contemporanei il ruolo, la voce e la responsabilità dell'artista sono più cruciali che mai,”. E’ vero semmai il contrario le potenzialità espressive ed eversive implicite alla produzione e all’azione artistica della maggior parte degli artisti invitati viene riassorbita e anestetizzate all’interno dei padiglioni. L’artista che dorme, la bellissima immagine del grande Franz West su uno dei suoi divani, è piuttosto che l’emblema del padiglione dell’Otium quello dell’arte anestetizzata da questa ennesima brutta Biennale. Se al padiglione centrale si sonnecchia, all’arsenale sembrano cancellati gli ultimi 30 anni e ci sembra di essere tornati a Magiciens de la Terre, non certo per la sua forza innovativa, quanto per un riproporre l’alterità come esotismo e l’artista sciamano come mago della terra (Terra, Tradizioni, Sciamani, Colori, forse i peggiori padiglioni). 

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Event: Time is Out of Joint

Poniamoci qualche domanda.

20 ottobre 

Il caso: quel che resta della Gnam

di Alessandra Mammi 

“Ti piace così il museo?”. “Bello. Ma non capisco un granché” (...) Chissà cosa si chiedono tutte quelle neo classiche statue che guardano i quadri? (...) Sono i muti testimoni dell’eternità dell’arte? (...) Le opere parlano da sole?"

http://mammi.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/10/20/il-caso-quel-che-resta-della-gnam/19 ottobre  


Roma, la lettera sulla Gnam del professor Benzi a Franceschini

di Fabio Benzi 

"Perché il comitato non è stato interpellato? (...) Certamente il Comitato ha solo un valore consultivo, ma se deve essere totalmente ignorato, non conviene eliminarlo? (...) Ma vengo al punto cruciale: cosa deve essere l’unico Museo Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea d’Italia? Quali scopi si prefigge, quali traguardi vuole raggiungere, con quali mezzi e con quali strumenti? (...) l fine di un Museo così importante è davvero solo avere molti visitatori, a qualsiasi prezzo?" 

http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/10/19/news/roma_la_lettera_sulla_gnam_del_professor_benzi_a_franceschini-150097018/


16 ottobre

La nuova Galleria Nazionale
di Ludovico Pratesi

"Questo è il vero punto della questione: nel mondo in cui viviamo, ha ancora senso la parola permanente e cosa significa?"
http://www.artribune.com/2016/10/galleria-nazionale-roma-cristiana-collu-ludovico-pratesi/


15 ottobre 

La Gnam non c'è più

di Danilo Maestosi 

"Davvero serve pensare che la durata non sia più una misura accettabile? (...) E se la provocazione, esaurita la novità, non desse i risultati sperati, non recuperasse altro pubblico, non raggiungesse la platea di giovani cui strizza l’occhio? Come e chi ne darà conto in modo trasparente? E chi e come potrà riparare i danni inferti al museo? 

http://www.succedeoggi.it/2016/10/la-gnam-non-ce-piu/


12 ottobre 

La nuova Galleria Nazionale

di Costantino D'Orazio

"Ha fatto bene? Come ha osato? Dove andranno i poveri professori del liceo a insegnare l’arte moderna? Cosa consiglieranno i professori universitari alle loro matricole?"

http://www.artribune.com/2016/10/galleria-nazionale-roma-cristiana-collu-costantino-dorazio/


11 ottobre

Galleria Nazionale d'Arte Moderna prove tecniche di rivoluzione

di Edoardo Sassi

"Ma se non si informa più, se si marca «il definitivo abbandono di qualsiasi linearità storica per una visione che dispiega, su un piano sincronico, le opere come sedimenti della lunga vita del museo», il rischio, di straniamento in straniamento, non sarà quello di sconfinare nel soggettivismo esasperato, nello snobismo mondano del contemporaneese?"

http://roma.corriere.it/notizie/cultura_e_spettacoli/16_ottobre_10/galleria-nazionale-d-arte-moderna-prove-tecniche-rivoluzione-1bab5e2e-8f1c-11e6-85bd-f14ac05199eb.shtml

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Event: 16a Quadriennale d'arte

Una sorpresa e una conferma

Le aspettative di questa 16 Quadriennale Altri tempi, altri miti, ovvero proporre una mappatura delle arti visive contemporanee in Italia, sono state in gran parte esaudite: 11 curatori, 10 sezioni, 99 artisti e 150 opere riescono a dare un panorama dell’arte italiana degli ultimi anni attraverso differenti approcci curatoriali. Ho particolarmente apprezzato due curatori decisamente diversi e direi opposti: Luca Lo Pinto e Matteo Lucchetti.

Conosco poco Luca Lo Pinto, e in generale penso di essere lontana dalle sue scelte curatoriali ciononostante mi ha decisamente sorpreso e “conquistato”. La sala prende il titolo da una mostra del 1975 di Marisa Merz, A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti, una scelta lirica decisamente difficile da esaudire, eppure, una volta varcata la soglia, effettivamente il guardare diventa simile all’ascoltare! Nessuna informazione e nessuna conoscenza è necessaria, la mappa con i nomi è tracciata all’entrata, l’orchestrazione è perfetta: un dispositivo di visione che vede al centro un piccolo frammento di vetro dipinto con sopra inscritto un testo di Emilio Villa in greco antico, piccola traccia evocativa di una Storia e di un tempo passato. Così, man mano, rimanendo in ascolto, ogni lavoro rivela l’inscrizione di un passato. Gli artisti: Martino Gamper, Nicola Martini, Giorgio Andreatta Calò, Roberto Cuoghi, Ra di Martino, Stargate.

Totalmente diverso il progetto di Matteo Lucchetti, De Rerum Rurale, che trasforma la sezione in una vera e propria mostra, ovvero qualcosa di decisamente più complesso e articolato, dove si dà voce a un gruppo di artisti che da tempo e in diverse modalità lavorano nello spazio sociale. Partendo dal lavoro degli artisti Lucchetti costruisce un discorso sul concetto di ruralità in maniera teorica, storica, propositiva e aperta al futuro. Gli artisti: Nico Angiuli, Rossella Biscotti, Beatrice Catanzaro, Leone Contini, Michelangelo Consani, Luigi Coppola, Danilo Correale, Riccardo Giacconi e Andrea Morbio, Adelina Husni-Bey, Marzia Migliora, Moira Ricci, Anna Scalfi, Marinella Senatore, Valentina Vetturi. E Lucchetti cura anche la performance di Marinella Senatore,Protest Forms: Memory and Celebretion, bellissima, coinvolgente e piena di energia! La comunità della School of narrative dance è sempre più grande ed eterogenea, i partecipanti sono arrivati da svariati luoghi, un autobus ha portato al Palazzo delle Esposizioni da Modica, un gruppo di studenti del liceo Musicale e dell’Accademia Gli Armonici che hanno partecipato ad Agosto al Modica Street Musical - il presente il passato e il possibile (Galleria Laveronica), un chiaro segnale del processo di condivisione e di reale partecipazione collettiva al suo progetto. 

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