dal 25/11/2017 al 21/01/2018

infolun - ven 10.30-19.30 sab 15.30 - 19.30

Non avrei mai pensato di fare una mostra di Antonio Marras. E d’altronde perché avrei dovuto considerarlo come uno possibile?

Noto, anzi notissimo, creatore di moda, una moda molto particolare, legata anche all’arte, anzi sicuramente, per l’influenza del lavoro di Maria Lai di cui Marras è grande ammiratore e promotore, forse allievo, forse collega.

Un mondo particolare, quello dove Antonio nasce e si muove. Il mondo di un’isola che ha una forte identità, una cultura, una lingua, una storia, addirittura una preistoria.

Un giorno a Milano vado in Triennale, questo luogo così speciale, e trovo una mostra di Marras, non senza una certa sorpresa.

La Triennale è sede di sperimentazioni, di incroci fra le varie arti ed espressioni, tra “architetturamodadesignartemusica”, tutte insieme appassionatamente in questo spazio incredibile, diventato un centro da cui partono bordate di idee, molto sovente sorprendenti.

Appunto come questa di Marras che, già dall’incipit, mi è piaciuta. Si passa tra i vestiti che scendono dall’alto, in un frusciare di taffetà e quando si sbuca nel grande salone curvo del pianterreno, un continuum di opere si intrecciano, si intersecano, si sovrappongono, si danno fastidio, si riferiscono l’una all’altra a costruire un percorso estroverso, incoerente, curioso, contraddittorio che alla fine crea un corpus omogeneo, quod non erat in votis.

Mi aggiro in questa selva di cotoni, disegni, ritratti, luci gialle soffuse, coni che paiono enormi cappelli delle fate o delle streghe.

Resto stregato da questo mondo di una infanzia sognata, evoluta, cresciuta, come se un adulto volesse ricreare l’atmosfera di Lewis Carroll con Alice o di Gérard de Nerval con Sylvie o naturalmente di Marcel con Swann.

Dagli strani movimenti di un gruppo di persone capisco che Marras è uno di loro, anzi è lui quello che filmano ed intervistano. Mi avvicino, li osservo, faccio in modo che mi vedano, saluto. «Mi fa piacere conoscerLa». «Ma no dai, conoscerti».

Parliamo delle opere, lui non ha tempo perché stanno registrando un film per una mostra in Cina. A bruciapelo gli propongo di fare una esposizione da me, cosa che mi capita raramente, forse mai così, prima.

Lui mi pare un po’ distratto, come dire, mi aspettavo facesse un salto, invece niente, tranquillo, nemmeno entusiasta. «Vedremo, ora ho la Cina».

Avrà assunto informazioni e insomma, tra poco, ecco la mostra che sarà memorabile proprio perché inattesa.

Quando ne parlo tutti sono sorpresi. Ed hanno ragione.

Massimo Minini

Inaugurazione sabato 25 novembre 2017

Galleria Massimo Minini, dalle 17 alle 20

Ex Cantine Folonari, dalle 20 alle 24