dal 14/11/2017 al 20/05/2018

info11.00 – 19.00 (mart, merc, giov, ven, dom) 11.00 – 22.00 (sabato) chiuso il lunedì. Ingresso gratuito per studenti di arte e architettura dal martedì al venerdì

Home Beirut Sounding the Neighbors

Un nuovo capitolo della serie Interactions across the Mediterranean dedicata al rapporto tra Europa e Medio Oriente. La storia di una città laboratorio di resistenza, innovazione artistica e speranza vista attraverso oltre 100 lavori di 36 artisti

Ziad Abillama / Shirin Abu Shaqra / Etel Adnan / Tamara Al-Samerraei / Mounira Al Solh / Haig Aivazian / Ziad Antar / Caline Aoun / Marwa Arsanios / Tarek Atoui / Vartan Avakian /

Eric Baudelaire / Tony Chakar / Ali Cherri / Roy Dib / Maroun El-Daccache / Fouad Elkoury / Sirine Fattouh / Laure Ghorayeb / Ahmad Ghossein / Mona Hatoum / Joana Hadjithomas & Khalil Joreige / Hatem Imam / Lamia Joreige / Mazen Kerbaj / Bernard Khoury / Walid Raad / Marwan Rechmaoui / Graziella Rizkallah Toufic / Stéphanie Saadé / Rania Stephan / Jalal Toufic / Paola Yacoub / Akram Zaatari / Cynthia Zaven con la partecipazione di Al Maslakh / Annihaya / Arab Center for Architecture / Foundation for Arab Music Archiving & Research

Cara Beirut,

Sei cenere di sigaretta / Sei battito e tunnel / Lentiggini e sirena

Come fai a contenere così tante cose?

(Hala Alyan)

La diversità culturale, la memoria della guerra, l’effervescenza del presente, la profonda trasformazione urbana, le prospettive per il futuro: tutto questo è Home Beirut Sounding the

Neighbors, al MAXXI dal 15 novembre 2017 al 20 maggio 2018. La mostra, a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci, è un nuovo capitolo del progetto Interactions across the Mediterranean che, dopo i focus sulla scena artistica contemporanea in Iran (2014- 2015) e a Istanbul (2015- 2016), questa volta si concentra su Beirut, città dinamica di elaborazione del passato e laboratorio di futuro, e la racconta attraverso oltre 100 opere di 36 artisti, espressione di una cultura inter-mediterranea in forte crescita.

LA MOSTRA

Negli ultimi due decenni, Beirut è diventata esempio di resilienza, dinamismo, vivacità culturale e speranza di cui l’arte contemporanea è sia testimone che motore, anche in questo momento di rinnovata tensione.

La storia stessa della città riflette e interagisce con gli eventi - vitali, conflittuali e complessi - che accadono nelle zone vicine e lontane. Beirut, caratterizzata da forti diversità culturali, economiche e politiche, è costantemente in trasformazione, in un confronto stringente con il mondo globalizzato. Ma è una città segnata anche da una sorta di ossessione: come affrontare l’idea di appartenenza, come rendere questo luogo, dove ogni singolo ha un diverso senso di identità, una “casa” per tutti? Da qui il titolo della mostra, Home Beirut Sounding the Neighbors. Con un allestimento che fa “navigare” i visitatori nella complessità della città, la mostra è organizzata in quattro sezioni, ognuna concepita come una “casa” dedicata a un aspetto della sua caleidoscopica realtà artistica: memoria (Home for Memory), accoglienza (Home for Everyone?), mappa del territorio (Home for Remapping), gioia (Home for Joy).

HOME FOR MEMORY affronta il tema esistenziale, comune a molti artisti, della contraddizione tra il ricordo del conflitto e la volontà di ricostruire una nuova società civile. In questa sezione ci sono soprattutto fotografie e video, frutto di raccolte, documentazioni, archiviazioni personali. Ci sono inoltre lavori a metà strada tra testimonianza e immaginazione, laddove la ricostruzione degli avvenimenti rappresenta una sfida costante, se non impossibile.La memoria diventa un ponte che connette passato, presente e futuro, come nel lavoro di Collapsing Clouds of Gas and Dust (2014) di Vartan Avakian, una serie di cristalli creati artificialmente da polveri recuperate in un edificio utilizzato dai cecchini durante la guerra, metafora della ciclicità della storia e riflessione sul concetto di monumento commemorativo o nel video Beirut Exploded Views (2014) di Akram Zaatari, ambientato in una città post apocalittica. Tra le opere di questa sezione, le serie di disegni 33 Jours e Beirut, July – August 2006, di Laure Ghorayeb e Mazen Kerbaj, madre e figlio: lei poetessa, giornalista e illustratrice, lui musicista e illustratore. Insieme hanno raccontato la guerra del 2006, durata 33 giorni, disegnando su carta fatti ed emozioni e pubblicando sul blog di lui i disegni. L’ormai storico video Measures of Distance (1988) di Mona Hatoum, costretta a rimanere a Londra allo scoppio della guerra del 1975, racconta attraverso frammenti di lettere, conversazioni intime e immagini il rapporto con la madre lontana.

Qui la dimensione privata delle relazione madre-figlia si intreccia a quella pubblica della tragica guerra. Untitled (2013) è l’arazzo di Etel Adnan, artista e poetessa tra le voci principali del Libano contemporaneo, in cui i colori diventano l’equivalente dell’espressione poetica.

HOME FOR EVERYONE? La migrazione è un tema che a Beirut è sempre stato contemporaneo. Ieri come oggi, a causa di conflitti e movimenti migratori, armeni, greci, siriani, palestinesi, popoli con origini e religioni diverse hanno scelto questa città come nuova casa per pochi mesi o per tutta la vita. Tutto questo ha contribuito alla creazione di una cultura ricca, complessa e cosmopolita. In questa sezione troviamo la doppia video installazione Remembering the Light (2016) di Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, vincitori del Premio Marcel Duchamp 2017: l’elemento acquatico pervade entrambi i video che evocano l’attuale fenomeno migratorio affidando alla poesia delle immagini una riflessione sul destino umano.

Il video A Spectacle Of Privacy (2014) di Roy Dib racconta, attraverso il dialogo di una coppia sui problemi di relazione, la questione israelo–palestinese mettendola in analogia con un rapporto sessuale; i video di Jalal Toufic (2007) sono invece dedicati all’Āshūrā, una ricorrenza religiosa islamica che assume diversi significati secondo il contesto.

HOME FOR REMAPPING indaga il tema dei profondi cambiamenti vissuti da Beirut: dalle ferite della guerra ai disastri naturali, al boom edilizio, la città si è trasformata radicalmente. Tutti i conflitti sociali e le riconciliazioni degli ultimi 40 anni sono “scritti” nella sua planimetria in continua trasformazione. Tra le opere esposte: Beirut Caoutchouc (2004-2006), la grande mappa in gomma della città di Marwan Rechmaoui, distesa a terra, dove il pubblico è invitato a camminare; la video installazione After the River (2016) di Lamia Joreige dedicata al fiume che attraversa Beirut, uno spazio capace di raccontare la storia della città attraverso il suo progressivo deterioramento. In questa sezione anche il lavoro Shipping Container Floor (2016) di Caline Aoun, vincitrice del Premio Deutsche Bank's Artist of the Year 2018, calco in carta carbone del fondo di un container, testimonianza e riflessione critica sull’invasione del capitalismo globale nella città contemporanea.

HOME FOR JOY. Beirut ha sempre prodotto bellezza, anche nei periodi di maggiore difficoltà: arti visive, musica, danza, cinema, poesia non hanno mai cessato di esistere, anzi la distruzione della guerra le ha alimentate come forma di resistenza e resilienza. La città pullula di infrastrutture culturali – fondazioni, gallerie, archivi, centri artistici - e offre una ricca produzione di arti visive, musica, danza, teatro, cinema, poesia, raccontate in questa sezione. Qui sono esposti, tra gli altri, i disegni del progetto One Year (2016) di Mazen Kerbaj, autore della copertina del catalogo della mostra: un disegno al giorno, un diario visivo che registra in modo giocoso il tempo che passa. La musica come espressione di gioia è invece al centro dell’installazione video Wa (2004) di Ziad Antar. L’immagine più emblematica è quella del danzatore Alexandre Pauliketvitch che, di fronte alla telecamera di Sirine Fattouh, danza come un’Araba Fenice fra le rovine di un villaggio distrutto in una sorta di estasi nel video Entre les Ruines (2014).

PERFORMANCE

In occasione dell’inaugurazione, martedì 14 novembre, ci saranno le performance di Mazen Kerbaj e Tarek Atoui e quella di Roy Dib. La prima vede protagonisti i due artisti e musicisti che si esibiscono in un concerto altamente sperimentale di musica elettronica realizzato con strumenti non convenzionali. La seconda, di grande forza e poesia, si ispira ai cittadini di Aleppo che, per proteggersi dai cecchini, si nascondevano dietro le tende degli edifici. L’attrice Sara El Debuç, di origine siriana, ai piedi dell’installazione Here and There, Rome Edition, a forma di tenda, taglia rettangoli di stoffa con messaggi di pace che distribuisce come amuleti al pubblico.APPUNTAMENTI Durante tutto il periodo di mostra, un ricco programma di approfondimento ne svilupperà i temi: talk, proiezioni video e film d’artista si alterneranno a performance, workshop, progetti educativi. Si inizia mercoledì 15 novembre, alle ore 18.00, con l’incontro con Khalil Joreige, le cui opere Remembering the Light e Distracted Bullets realizzate insieme a Joana Hadjithomas, sono esposte in mostra. I due artisti aprono anche il nuovo capitolo di Artapes, la rassegna di film d’artista nella video gallery del museo, dedicata a Beirut. I talk con gli artisti della mostra continueranno il 19 gennaio 2018 (Eric Baudelaire) e l’11 aprile (Bernard Khoury). A gennaio, nell’ambito di Cinema al MAXXI, in collaborazione con Fondazione Cinema per Roma, ci sarà una rassegna che prevede le retrospettive dedicate ai registi Ziad Doueiri, Nadine Labaki e Randa Chahal. E poi un workshop sul graphic design (febbraio 2018) e uno sulla musica elettronica sperimentale (maggio 2018); laboratori didattici per le scuole e le famiglie, per adulti e ragazzi, un simposio internazionale sui temi sviluppati dalla mostra (primavera). Home Beirut Sounding the Neighbors fa luce su uno straordinario processo di riqualificazione urbana e riabilitazione sociale, dà voce alla comunità di artisti, musicisti, editori, designer e performer che lavorano per creare un futuro più promettente per la città. In opposizione all’ascesa di ideologie neonazionaliste e populiste Beirut con la sua vivacità culturale è una perla di speranza in un Mediterraneo agitato.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da CURA. con testi di Maroun El-Dacacche, Roy Dib, Rosita Di Peri, Giulia Ferracci, Hou Hanru, Haten Imam, Bernard Koury, Hussein Nassereddine, Sharif Sehnaoui, Stefan Tarnowski, Jalal Toufic, Paola Yacoub. un ringraziamento speciale a Philippe e Zaza Jabre

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15 novembre 2017 - 14 gennaio 2018

CORPO, MOVIMENTO, STRUTTURA

Il gioiello contemporaneo e la sua costruzione

Giampaolo Babetto e Carlo Scarpa | David Bielander e Maurizio Sacripanti Helen Britton e Pier Luigi Nervi | Peter Chang e Ian + Monica Cecchi e Vittorio De Feo | Philip Sajet e Sergio Musmeci

Sei designer e sei architetti per raccontare il linguaggio comune fatto di rapporti, connessioni, equilibri di pesi e volumi che condividono l’Architettura e il gioiello: è CORPO, MOVIMENTO, STRUTTURA. IL GIOIELLO CONTEMPORANEO E LA SUA COSTRUZIONE, la mostra a cura di Domitilla Dardi che dal 15 novembre 2017 al 14 gennaio 2018 porta al MAXXI una indagine inedita sul mondo del gioiello contemporaneo.

Giampaolo Babetto, David Bielander, Helen Britton, Peter Chang, Monica Cecchi e Philip Sajet sono i sei designer chiamati a interpretare con nuove creazioni realizzate ad hoc i modelli di Vittorio De Feo, IaN+,Sergio Musmeci, Pier Luigi Nervi, Maurizio Sacripanti e Carlo Scarpa conservati nelle collezioni del MAXXI Architettura.

La mostra CORPO, MOVIMENTO, STRUTTURA racconta il legame tra piccola e grande scala: i gioielli vengono presentati in mostra insieme ai disegni preparatori e ad apparato documentario che sottolinea il processo di costruzione del lavoro progettuale e l’esecuzione di pezzi unici e serie limitate, completamente differente dalla gioielleria industriale. Allo stesso modo i modelli di architettura saranno accompagnati da disegni, fotografie, video che restituiscano il senso dell’intero processo progettuale. Un gioiello è un oggetto che si presta a molte letture e la prima è tradizionalmente quella estetica, sia per la bellezza dell’opera sia per l’idea del bello che un monile è capace di veicolare e trasmettere. Ma accanto a questo piano, al quale si affianca anche quello antropologico, sociale e culturale, esiste una ricerca strutturale del gioiello estremamente complessa, molto evidente nella produzione contemporanea, in cui più che la preziosità dei materiali, conta la complessità della struttura, l’idea, la forma. Giunti e connessioni contano più dei carati e il disegno trova molti punti in comune con l’architettura, sebbene con finalità e scale diverse. Giampaolo Babetto maestro della scuola di Padova, lavora da sempre con grande attenzione all'architettura contemporanea ed è un ammiratore di Carlo Scarpa, architetto noto per i suoi dettagli preziosi, elemento comune a entrambi. Il disegno delle loro cerniere è un capolavoro di tecnica ed estetica e la vicinanza sul piano grafico dei due autori è notevole. David Bielander si è appassionato alle architetture di Maurizio Sacripanti con cui condivide la visionarietà e la passione per i metalli e le strutture. Helen Britton ha studiato la struttura della barca che Pier Luigi Nervi realizzò in cemento armato. L'idea di "armatura" è portante nell'opera del grande ingegnere come per la Britton che ne ha indagato la valenza in tutta la sua carriera attraverso opere che si ispirano a epoche storiche diverse. Peter Chang ha sempre realizzato gioielli nati da un immaginario fantastico, stratificando resine colorate, materiale duttile ed espressivo prediletto anche da Ian + nei loro modelli. Monica Cecchi lavora con latte metalliche da collezione, con un linguaggio personalissimo vicino al Pop. Il progetto di Vittorio De Feo per la stazione della Esso si sposa perfettamente con questa sua visione e la

designer ha creato una collezione dedicata, di cui il tema pubblicitario-automobilistico è stato la guida. Philip Sajet è un raffinato creatore di gioielli in cui a parlare sono le linee di forza delle strutture. Nelle sue opere parlano il vuoto e gli schemi strutturali, per questo l'architettura di Sergio Musmeci è stata per lui una grande scoperta di affinità progettuale.

CORPO, MOVIMENTO, STRUTTURA mette in mostra come architettura e gioiello si relazionano con il corpo in movimento, al quale rispondono con una struttura in grado di “abitarlo” o di fargli abitare uno spazio.

In occasione della inaugurazione della mostra, martedì 14 novembre alle ore 18.00 (Sala Graziella Lonardi Buontempo | ingresso libero fino a esaurimento posti - per i possessori della card myMAXXI possibilità di prenotazione scrivendo a mymaxxi@fondazionemaxxi.it, entro il giorno prima dell’evento) i designer Giampaolo Babetto, David Bielander, Helen Britton, Monica Cecchi, Philip Sajet saranno protagonisti di un incontro insieme a Margherita Guccione Direttore MAXXI Architettura e Domitilla Dardi curatrice della mostra. L’incontro, che ha come tema il rapporto tra piccola e grande scala, evidenzia in maniera inedita alcune particolarità del mondo del gioiello contemporaneo, ed è inoltre l’occasione per ricordare la figura e

l'opera di Peter Chang recentemente scomparso.

Partner Galleria Antonella Villanova

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14 novembre – 10 dicembre 2017

Michel Comte

Light

curated by Jens Remes

Universalmente noto come uno dei più importanti fotografi al mondo, Michel Comte presenta per la prima volta Light, una nuova raccolta di lavori che esplora l'impatto del declino ambientale e del riscaldamento globale sui ghiacciai e sui paesaggi glaciali del mondo.

Dieci anni fa, Comte ha interrotto la sua attività di fotografo di moda per dedicarsi a questa passione privata che ha dato vita a quello che finora è il suo progetto più ampio. Abile scalatore e aviatore, Comte ha infatti iniziato a fotografare e rappresentare ambienti glaciali 30 anni fa, proseguendo ininterrottamente la sua ricerca per tre decenni.

“Quando mio nonno [il primo aviatore svizzero] Alfred Comte attraversò le Alpi nel 1914 per la prima volta, ritornò con immagini incredibili di maestosi ghiacciai: gigantesche masse bianche coprivano quasi per intero le catene montuose. Quasi un secolo più tardi, ho scalato molte vette e mi sono reso conto del rapido scioglimento dei nostri ghiacciai e delle calotte glaciali globali. Per tre decenni sono quindi tornato negli stessi luoghi e ho scattato molte immagini da elicotteri aperti, scivolando tra le nuvole, o semplicemente arrampicando e testimoniando la scomparsa delle calotte glaciali e dei ghiacciai del mondo", sottolinea l'artista.

Light è lo studio di paesaggi naturali attraverso grandi sculture, fotografie, video installazioni e proiezioni. Comte è tornato negli stessi luoghi per oltre dieci anni per registrare anche i più piccoli cambiamenti del paesaggio e della luce. Le sue rappresentazioni del paesaggio glaciale sfidano la tradizione della fotografia paesaggistica classica, alternando primi piani e dettagli parziali con sporadiche vedute panoramiche e strutture astratte vagamente suggestive, mettendo in mostra la natura imprevedibile di questi giganti. Contrapponendo la graduale scomparsa e la fragilità dei ghiacciai con la loro enorme forza, il mistero e la monumentalità, la cruda forza di queste immagini non può che suscitare timore, rabbia e frustrazione per l'erosione e la perdita di un tale patrimonio naturale. Light non è solo una raffinata serie di paesaggi: è soprattutto un richiamo alla realtà, una dichiarazione politica e una chiamata alle armi.

“Con Light, voglio sottolineare che noi abbiamo il potere di creare un futuro migliore e più pulito… Questo progetto dimostra il rapido processo di cambiamento climatico e di innalzamento del livello degli oceani, associato alla riduzione delle superfici glaciali, essenziali per la nostra sopravvivenza”.

Fino a domenica 19 novembre, inoltre, nella lobby del MAXXI sarà esposta una grande scultura/installazione, parte integrante del progetto Light.

Light presenta con grande potenza l’effetto del cambiamento climatico sugli habitat glaciali del pianeta. Per questo il WWF Italia ha deciso di sposare questo progetto.

L’inaugurazione nel museo romano avviene in coincidenza del lancio della Campagna WWF “Planet is Calling” che punta a rendere consapevole il grande pubblico sulla necessità di rispondere con azioni concrete ai forti segnali che il Pianeta ci ha lanciato nel corso del 2017.

Dopo l'apertura di Light a Roma il 14 novembre, Michel Comte presenterà Black Light, un'installazione che verrà svelata il 28 novembre alla Triennale di Milano. In parallelo, il WWF realizzerà una serie di attività di sensibilizzazione sul tema del climate-change che accompagneranno entrambe le tappe del progetto.

Immagine: Stèphanie Saadé, A Map of Good Memories, 2015-2017

Ufficio Stampa MAXXI Beatrice Fabretti +39 06 3225178, press@fondazionemaxxi.it

Ufficio stampa progetto LIGHT di Michel Comte

Stampa italiana, Lara Facco +39 02 36565133 | +39 349 2529989 | press@larafacco.com

Stampa internazionale, Pickles PR, Júlia Frate Bolligerat , + 49 176 25155891 | julia@picklespr.com

Presentazione alla stampa e visita in anteprima alla mostra Martedì 14 novembre 2017, ore 12.00

Saranno inoltre presentate

la mostra CORPO, MOVIMENTO, STRUTTURA. Il gioiello contemporaneo e la sua costruzione

e il progetto speciale LIGHT di Michel Comte

Intervengono:

Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI

Hou Hanru, Direttore Artistico MAXXI, curatore mostra Home Beirut Sounding the Neighbors

Margherita Guccione Direttore MAXXI Architettura

Saranno presenti:

Giulia Ferracci, co-curatrice Home Beirut Sounding the Neighbors

Domitilla Dardi, curatrice Corpo Movimento Struttura

Gli artisti di Home Beirut Sounding the Neighbors: Ziad Abillama, Ziad Antar, Tarek Atoui, Vartan Avakian, Haig Aivazian, Roy Dib, Sirine Fattouh, Laure Ghoryabe, Khalil Joreige, Lamia Koreige, Hatem Imam, Mazen Kerbaj, Bernard Khoury, Stefanie Saade, Marwan Rechmauoi, Paola Yacoub, Cinthya Zaven, Eric Baudelaire

I designer di Corpo Movimento Struttura: Giampaolo Babetto, David Bielander, Helen Britton, Monica Cecchi, Philip Sajet e Barbara Chang

Michel Comte

L’Opening delle 2 mostre e del progetto speciale LIGHT si svolgerà martedì 14 novembre alle ore 19:30