dal 29/06/2017 al 19/12/2017

artistJan Fabre

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Lunedì 26 giugno My Only Nation is Imagination – Studio Trisorio

Giovedì 29 giugno The Man Who Measures the Clouds – American version (18 years old) – Museo Madre

Sabato 1 luglio Incontri sensibili – Museo di Capodimonte

Sabato 1 e domenica 2 luglio Belgian Rules / Belgium Rules – Teatro Politeama

Lunedì 26 giugno 2017 alle ore 19 presso lo Studio Trisorio, in via Riviera di Chiaia, 215 sarà inaugurata la personale di Jan Fabre My Only Nation is Imagination a cura di Melania Rossi.

Saranno in mostra sculture, disegni e un video frutto della ricerca di Fabre sul rapporto tra arte e scienza.

Giovedì 29 giugno 2017, alle ore 18.00 sul terrazzo del museo Madre sarà inaugurata l’opera iconica dell’artista belga Jan Fabre (Anversa, 1958) The Man Measuring the Clouds (American Version, 18 years older) – L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998 – 2016 – a cura di Melania Rossi, Laura Trisorio e Andrea Viliani nell’ambito di Per_formare una collezione, il progetto di formazione in progress della collezione del museo campano di arte contemporanea.

L’opera, visibile fino al 19 dicembre 2017, è un inno alla capacità di continuare a sognare, di trascendere il tempo e lo spazio attraverso l’immaginazione ed è ispirata dall’affermazione che l’ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò, appunto, che si sarebbe d’ora in poi dedicato a “misurare le nuvole”. Oltre alla citazione, che colloca l’opera in un ambito storico e scientifico definito, in questo caso l’utilizzo dell’autoritratto ha un ulteriore riferimento di matrice biografica in quanto l’opera è un omaggio al fratello minore dell’artista, sognatore deceduto prematuramente. La messa in scena di un’assenza memoriale che si impone come presenza scultorea, diventa il doppio metaforico di entrambe le personalità rappresentate, la cui unione genera un’energia che diviene movimento, tensione e vitalità.

Esprimendo la sensazione di pianificare l’impossibile (appunto il tentativo di misurare un’entità mutevole e incostante come le nuvole), Fabre riflette su se stesso e sullo statuto della ricerca dell’artista, assimilata alla pretesa dello scienziato di travalicare il limite umano della conoscenza. Come artista e ricercatore, Fabre tenta costantemente, in effetti, di misurare le nuvole, ammettendo e dichiarando con la sua opera che la tensione verso il sapere ha limiti invalicabili che, però, è possibile accostare e affrontare attraverso la sperimentazione, tendendo a esprimere l’inesprimibile senza tradirne, come lui stesso dichiara, l’intrinseca e fondativa bellezza.

L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) ritorna a Napoli, in questa versione, dopo l’esposizione del 2008 in Piazza del Plebiscito dove fu allestita insieme ad altre opere (L’uomo che accende il fuoco, 1999; L’uomo che misura le nuvole, 1998; L’uomo che piange e ride, 2005; L’astronatuta che dirige il mare, 2006 e L’uomo che scrive sull’acqua, 2006) nell’ambito del progetto Il ragazzo con la luna e le stelle sulla testa, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato: una galleria di personaggi-autoritratto, sculture in bronzo, a grandezza naturale in cui ogni scultura-personaggio interpretava un ruolo in relazione all’immaginario della città.

L’opera L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998 – 2016 sarà presentata al museo Madre giovedì 29 giugno (ore 18.00) dall’artista Jan Fabre dai curatori Melania Rossi, Laura Trisorio e Andrea Viliani, nella stessa settimana in cui Fabre presenterà a Napoli la mostra My Only Nation is Imagination, a cura di Melania Rossi, che inaugura allo Studio Trisorio (Riviera di Chiaia, 215) lunedì 26 giugno (ore 19.00) con sculture, disegni e un video risultato della ricerca dell’artista sul rapporto tra arte e scienza.

Sabato 1 luglio (ore 11.30), al Museo e Real Bosco di Capodimonte si inaugura la mostra Jan Fabre. Naturalia e Mirabilia nell’ambito del ciclo Incontri sensibili, a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio: l’artista presenterà due opere realizzate interamente con gusci di scarabei, elemento distintivo e ricorrente della sua ricerca, ambientati in una Wunderkammer in dialogo con alcune rarità, tra naturalia (madrepore, rami di corallo, uova di struzzo, rostri di pesce sega, uova di struzzo) e mirabilia (oggetti d’arte realizzati in cristallo di rocca, bronzo, avorio, ambra, noci di cocco, corno di rinoceronte, corno di cervo, nonché manufatti provenienti da terre di esplorazione) accomunati dalla capacità di destare stupore generalmente per l’origine misteriosa, la tecnica o il materiale di realizzazione, collezionate dai Farnese tra il Cinquecento e il Seicento.

Jan Fabre. Naturalia e Mirabilia

Fabre presenta due lavori realizzati interamente con gusci di scarabeo gioiello, elemento distintivo e ricorrente della sua ricerca. Spanish Sword (Knight of modesty) – Spada spagnola (Cavaliere di umiltà) – è una spada in acciaio ricoperta di corazze naturali e iridescenti di scarabeo che evoca l’investitura cavalleresca, le armature cinquecentesche e la battaglia per l’arte che Jan Fabre ha intrapreso sin dal 2004 con il film Lancelot, una crociata in difesa della fantasia e dell’immaginazione come forme di conoscenza.

In sala sono presenti anche due preziosi elementi in cuoio del XVI secolo (un frontale da cavallo e una rotella da parata). ​Railway Tracks to Death – Binari verso la Morte – appartiene alla serie Tribute to Hieronymus Bosch in Congo, realizzata dall’artista per indagare la controversa storia coloniale del Belgio.

La superficie dell’opera, dall’aspetto prezioso, mutevole e cangiante, è ottenuta con una tecnica da sapiente mosaicista, montando insieme migliaia di ali di scarabeo di colori differenti su legno. Essi compongono una strana versione dello stemma delle ferrovie del Congo belga, al cui centro si riconoscono figurine zoomorfe ricorrenti nel linguaggio del maestro fiammingo Bosch, noto per il suo immaginario surreale e mostruoso.

In dialogo con le opere di Fabre c’è la camera delle meraviglie, o Wunderkammer, una raccolta di curiosità tipica delle collezioni d’arte del Cinquecento e Seicento, manifestazione dell’utopia di riunire natura e arte per creare un universo in miniatura, il cui demiurgo era il collezionista stesso.

La camera delle meraviglie è una sintesi tra sapere scientifico, piacere estetico e scoperta, e costituisce la base del concetto moderno di museo.

Le scarabattole qui allestite presentano oggetti pervenuti a Capodimonte dalle collezioni dei Farnese, dei Borbone e dal Museo Borgiano di Velletri. Esse mostrano naturalia (madrepore, rami di corallo, uova di struzzo, rostri di pesce sega, uova di struzzo) e mirabilia (oggetti d’arte realizzati in cristallo di rocca, bronzo, avorio, ambra, noci di cocco, corno di rinoceronte, corno di cervo, nonché manufatti provenienti da terre di esplorazione) accomunati dalla capacità di destare stupore generalmente per l’origine misteriosa, la tecnica o il materiale di realizzazione.

Al centro di una delle scarabattole, è esposta una tela di Otto Marseus von Schriek, pittore olandese del Seicento attivo anche in Italia, campione della natura morta, specializzato nella rappresentazione del sottobosco. Nella sua abitazione, dove custodiva una piccola Wunderkammer con monete e resti di creature rare, l’artista allevava rettili ed altra fauna rappresentata poi nelle sue opere. In qualche caso, il pittore ha utilizzato direttamente sulla tela autentiche ali di farfalla, praticando l’unione tra naturalia e artificialia come tecnica pittorica.

A questa eclettica raccolta, sono stati aggiunti 41 antichi scarabei della Collezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Gli scarabei sono animali cari agli antichi egizi quanto a Jan Fabre, perché rappresentano il dialogo tra l’universo ctonio e quello ultraterreno, l’immortalità e il mondo arcaico precedente alla comparsa dell’uomo.

La naturale corazza di questi coleotteri è un attributo di forza ma, al contempo, ne mette in luce un’intrinseca fragilità che necessita protezione. L’artista belga, nel suo interesse verso il microcosmo degli insetti, gioca anche con l’omonimia del suo cognome con quello dello studioso Jean-Henri Fabre, padre della moderna entomologia.

Infine, sabato 1 (ore 20.30) e domenica 2 luglio (ore 19.00), Fabre presenterà in anteprima mondiale la sua nuova produzione teatrale Belgian Rules/Belgium Rules al Teatro Politeama di Napoli (via Monte di Dio), nell’ambito del Napoli Teatro Festival. La relazione fra questi eventi conferma la sinergia in atto fra le varie istituzioni regionali e nazionali, come fra la sfera pubblica e l’iniziativa privata, in un quadro di coordinamento complessivo delle programmazione culturale in Regione Campania ricercata e supportata in questi anni dal museo regionale d’arte contemporanea.

Immagine: L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998 – 2016. Collezione privata. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Foto © Amedeo Benestante

Per la presentazione al Madre si ringrazia Seda Group.

Ufficio stampa Museo e Real Bosco di Capodimonte

dr.ssa Luisa Maradei 081 7499281 info@luisamaradei.it

Comunicazione e Ufficio Stampa Madre

a cura di Consorzio arte'm net Luisa Maradei luisamaradei@gmail.com