dal 10/05/2017 al 26/11/2017

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Orario: 10.00 - 18.00 Orario: 10.00 – 20.00 sede Arsenale – venerdì e sabato fino al 30 settembre Chiuso il lunedì (escluso lunedì 15 maggio, 14 agosto, 4 settembre, 30 ottobre e 20 novembre Intero Regular € 25 (valido per un solo ingresso per ciascuna sede utilizzabile anche in giorni non consecutivi) Ridotto € 22 (convenzionati) Ridotto € 20 (over 65, militari, residenti Comune di Venezia) Ridotto Studenti e/o Under 26 € 15 Gratuito fino a 6 anni (inclusi)

a cura di Cecilia Alemani

Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey

Direttore Generale DGAAP e Commissario Padiglione Italia Federica Galloni

Il mondo magico è il titolo del progetto della Curatrice Cecilia Alemani per il Padiglione Italia alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (13 maggio – 26 novembre 2017), e presenta le opere di Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey.

Il mondo magico prende ispirazione dall’omonimo libro dell’antropologo napoletano Ernesto de Martino (1908-65), pubblicato subito dopo la seconda guerra mondiale e dedicato allo studio della magia come strumento attraverso il quale varie culture e popolazioni reagiscono a situazioni di crisi e all’incapacità di comprendere e dare forma al mondo.

Nell’ambito del suo progetto, Alemani ha invitato Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey a realizzare per Il mondo magico tre nuovi progetti, appositamente commissionati e prodotti per il Padiglione, che verranno svelati nel dettaglio soltanto in occasione dell’apertura del Padiglione durante le giornate inaugurali della Biennale Arte 2017, dal 10 al 12 maggio.

“Il lavoro di Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey propone una rinnovata fiducia nel potere trasformativo dell’immaginazione – afferma la Curatrice Cecilia Alemani – Questi tre artisti condividono una visione dell’arte come creazione di universi paralleli in cui si mescolano cosmologie individuali e utopie collettive. Attraverso molteplici riferimenti al magico, al fantastico e al favolistico, Andreotta Calò, Cuoghi e Husni-Bey creano strumenti attraverso cui abitare il mondo in tutta la sua ricchezza e molteplicità. Nelle loro opere la realtà è reinventata ora con la fantasia e il gioco, ora con la poesia e l’immaginazione: il loro è un racconto intessuto di miti, rituali, credenze e fiabe. In questi riferimenti i tre artisti invitati cercano non una via di fuga nelle profondità dell’irrazionale, ma un mezzo cognitivo con cui affrontare e ricostruire la realtà.”

La scelta di invitare un numero ridotto di artisti rispetto al passato, risponde all’esigenza di allineare il Padiglione Italia agli altri padiglioni nazionali presenti in Biennale, con l’obiettivo non tanto di organizzare una panoramica esaustiva su tutta l’arte italiana, quanto piuttosto di dare agli artisti selezionati spazio, tempo e risorse per presentare un grande progetto ambizioso, che costituisca un’occasione imperdibile nella loro carriera e che possa offrire al pubblico un'opportunità di immergersi nel loro mondo.

“Il progetto che rappresenta quest’anno il Padiglione risponde pienamente al tema proposto da Christine Macel, che ha definito VIVA ARTE VIVA una Biennale con gli artisti, degli artisti e per gli artisti – commenta Federica Galloni, Direttore Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MiBACT e Commissario del Padiglione Italia – Il mondo magico propone un ritorno all’individuo, all’immaginario e al fantastico quali strumenti per abitare il mondo in tutta la sua ricchezza e molteplicità. Allo stesso modo gli artisti voluti dalla curatrice svolgono la loro ricerca nella sfera del magico e dell’immaginazione, seppur giungendo a risultati artistici profondamente diversi sia nel contenuto sia nella forma.”

Il progetto Il mondo magico di Cecilia Alemani si dimostra in perfetta sintonia con l’impianto costruito da Christine Macel per la 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia: VIVA ARTE VIVA si ispira a un’idea di umanesimo che celebra la capacità dell'uomo, attraverso l'arte, di non essere dominato dalle forze che governano quanto accade nel mondo, forze che se lasciate sole possono grandemente condizionare in senso riduttivo la dimensione umana.

“Questa volta il Padiglione Italia è affidato a una curatrice alla quale è noto l’evolversi dell’arte nelle varie parti del mondo, e quindi in grado di selezionare, col necessario coraggio, opere e artisti, e di rendere così al pubblico il servizio più utile che un’esposizione come la Biennale può fare al visitatore”, sottolinea Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia.

Nell’ambito della mostra Il mondo magico verrà realizzato un programma di attività educative rivolto agli studenti delle Accademie di Belle Arti italiane, promosso dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MiBACT, che si articolerà in un ciclo di appuntamenti curati da Cecilia Alemani e Marta Papini.

Il Padiglione Italia è realizzato anche grazie al sostegno di Fendi, main sponsor della mostra Il mondo magico.

Un ringraziamento speciale ai Donors, fondamentali nella realizzazione dell’intero progetto.

Si ringrazia il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e in particolare la Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane per il preziosissimo aiuto.

Grazie, infine, alla Biennale di Venezia per il supporto costante e la grande professionalità delle persone che coadiuvano con dedizione il team del Padiglione Italia.

www.ilmondomagico2017.it

Per ulteriori informazioni e immagini

UFFICIO STAMPA PADIGLIONE ITALIA

Lara Facco T. +39 02 36565133 | M. +39 349 2529989 press@larafacco.com

PREVIEW 10, 11 e 12 maggio 2017 dalle 10 alle 19

CERIMONIA DI PREMIAZIONE E DI INAUGURAZIONE UFFICIALE PADIGLIONE ITALIA alla presenza di Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo

12 maggio 2017 ore 12.00 solo su invito

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2017-05-17
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foto di Faranak Arabian

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit Faranak Arabian 

2017-05-16
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Del Padiglione Italia di quest'anno vince la forza di un'immagine unitaria, legata da questo buio molto scenografico che pervade tutti e tre gli ambienti. Per la prima volta non si deve fare uno sforzo immane per riassumere ciò che si è visto: il racconto è pulito e efficace. Eppure come dice Marcella Angalni, l'immagine che ne esce non coincide né con l'idea di magico di De Martino, né con qualcosa di pertinente alla realtà italiana contemporanea, come invece sostiene la curatrice Cecilia Alemani. Con questo però non voglio dire che la proposta di un qualsiasi padiglione debba essere il tentativo di sintetizzare e rappresentare la situazione artistica, sociale o politica della propria nazione: qualsiasi realtà è, si spera, troppo sfaccettata per essere riassunta in una sola esposizione. Ciò che non è chiaro è la scelta del tema in relazione ai tre artisti: in particolare la ricerca di Adelita Husni Bey è molto distante da un interesse verso il portato mitico, rituale, folclorico che nella visione di Alemani è inscritto nel dna italiano. All'artista si deve il merito di aver ritrovato tracce di questo discorso all'interno di una serie di questioni sulle quali normalmente lavora, ma che sono di natura più prettamente politica: il rapporto dell'uomo con la propria terra e in particolare la difesa da parte delle tribù di nativi americani Lakota della riserva indigena di Standing Rock, minacciata dalla costruzione di un oleodotto; l'interesse verso gli studi di genere, qui presente nella pratica dei tarocchi come simbolo di rivendicazione femminista; il modo in cui le esigenze dell'individuo -quelle spirituali, emotive, intellettuali - si relazionano a quelle di una comunità: la lettura dei tarocchi, un momento di riflessione sul sé normalmente condotto in forma privata, con la mediazione di un cartomante presente in quanto specchio rivelatore, si trasforma nel laboratorio di Husni Bey (raccontatoci attraverso il video in mostra) in un confronto collettivo tra undici giovani di età, estrazioni sociali e origini etniche differenti. Purtroppo questa stratificazione di significati nel video appare poco e credo proprio a causa di quella forzatura del misurarsi con un tema a lei poco vicino. La superstizione e l'esigenza naturale dell'uomo a pensare il proprio abitare quotidiano come dotato di un contrappunto altro, invisibile e misterioso, verso cui tendere, si traducono nella visione di Roberto Cuoghi in una riflessione dai toni lugubri e mortiferi. Una riflessione forse anche sul fare artistico, sul ruolo dell'artista come operaio della fabbrica delle immagini: esse parrebbero essere un indistruttibile scrigno per la trasmissione di credi, identità e pratiche collettive, eppure man mano che si percorre il padiglione, anche queste immagini si mostrano peribili, soggette agli effetti del tempo e di una fisica incontrollabile. Il racconto diventa miserevole quando i corpi del Cristo, immagine per eccellenza verso cui guardare, continuano ad essere esposti, anche nel loro stato di putrefazione. L'intervento di Calò che chiude il padiglione cattura per la sua forte e inquietante bellezza e fa presto dimenticare i piccoli inciampi delle due sale che lo precedono.

2017-05-16
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Realtà e magia

Leggo, un po’ esterrefatta, solo commenti ultra positivi e addirittura entusiasti, penso a Ludovico Pretesi ma anche a Alessandra Mammì, del padiglione Italia  il mondo magico a cura di Cecilia Alemanni che sceglie di guardare l’arte italiana contemporanea dalla lente del magico, non come fuga in un mondo irrazionale ma secondo l’indicazioni del grande (per noi meridionali grandissimo) Ernesto de Martino, etnologo antropologo e storico delle religioni, che nel sui testi (tra i primi appunto Il mondo Magico) indaga la magia come forma per padroneggiare l’incertezza e come strumento per riaffermare la propria presenza nel mondo. Anche nel saggio in catalogo Alemanni rilegge la storia dell’arte italiana da questo punto di vista, dal Rinascimento (tradizione ermetica, etc) fino all’arte povera (recupero dei materiali alchemici, del mito etc ) fino ad ora, Cuoghi, Husni Bey, Andreotta Calò; una lettura tra le tante possibili che nel contemporaneo però mi lascia perplessa  anche se aspetto di leggere il catalogo per capire e approfondire le motivazioni e le fonti.

Cecilia Alemanni, italiana ma da circa 15 anni residente a NY, dove quasi inaspettatamente ha avuto l’incarico di direttrice e capo curatrice di High Line Art, il programma di arte pubblica sulla High Line di New York, ha dichiarato anni fa, nel 2011: “se fossi stata in Italia sarei stata disoccupata o impiegata in un museo”. Ecco questo è per noi il magico mondo americano, la favola americana,  che premia i migliori e dove se sei bravo lavori, in confronto alla dura realtà italiana, con cui tutti noi ci confrontiamo e che ci fa essere contenti e felici semplicemente perchè finalmente, come tutti gli altri, abbiamo un padiglione curato da un professionista che espone solo tre artisti. Ed proprio per questo che a me sarebbe piaciuto di più un padiglione sul tema del lavoro, a cui tra l’altro anche Adelita Husni Bey ha dedicato un progetto Quattro atti sul lavoro a Bologna l’anno scorso. Invece ci tocca appellarci alla magia, ancora una volta, così come fu per il sud del dopoguerra, per riscattarci e affermare la nostra presenza del mondo!

Entrando nel cupo padiglione, dalla fievole luce della prima parte di Roberto Cuoghi si passa alla luce emanata dal video di Adelita Husni Bey, fino al totale buio di Giorgio Andreotta Calò, quello che noto (al da là del mio mancato entusiasmo per l’opera eccessiva, retorica, di Roberto Cuoghi soprattutto per il fastidio immediato procurato dall’abbinamento Italia - immagine ripetuta di Cristo crocifisso), è una discrepanza eccessiva tra le dichiarazioni e lo statement della curatrice e il risultato finale, non vedo cioè “un racconto intessuto di miti, rituali, credenze e fiabe” e mi sembra un po’ forzato dire “ Osservate in controluce, da queste opere emerge l’immagine di un paese – reale e fantastico allo stesso tempo – in cui tradizioni antiche coesistono con nuovi linguaggi globali e dialetti vernacolari e in cui realtà e immaginazione si fondono in un nuovo mondo magico”.  Comunque l’immagine di un paese che non mi appartiene e in cui non mi riconosco (pur essendo del sud, aver letto De Martino e ballato la taranta!) 

A me piuttosto rimane l’immagine dantesca (sala di Giorgio Andreotta Calò Senza titolo /La fine del mondo) di chi al buio, attraversando un tragico e purtroppo attuale paesaggio di impalcature, sale con necessaria attenzione e ansia delle pericolose scale, per soffermarsi e vedere emergere lontano, dopo una grande distesa d’acqua, la propria ombra, un’apparizione che ci ricorda che è solo nel silenzio (siamo avvolti in un suono sordo quasi impercettibile) lentamente e con molta concentrazione che possiamo mettere a fuoco un riverbero della nostra immagine e di quella degli altri accanto a noi.

2017-05-14
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E' uno dei tre artisti invitati da Cecilia Alemani a rappresentare l'Italia nel Padiglione da lei curato e intitolato "Il mondo magico"

2017-05-14
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Chi è? :)

2017-05-14
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Senza Titolo (La fine del mondo) - Giorgio Andreotta Calò


Visita al Padiglione Italia accompagnate da un incontro speciale

2017-05-14
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Senza titolo (La fine del mondo), Giorgio Andreotta Calò

"…Poi si tratta di acqua, è molto semplice.” Giorgio Andreotta Calò non crea solo una struttura ambientale, ma un dispositivo di generazione di un’immagine e risponde al tema su cui è stato chiamato a riflettere mostrando la magia dietro a uno dei più elementari fenomeni fisici: il processo di riflessione della luce. Non ne pubblichiamo qui una foto, perché l’opera assume senso solo in relazione all’esperienza fisica dell’esservene immersi. Essa chiama a una visione prolungata, una disposizione dei sensi da parte dello spettatore, che permetta di coglierne i suoni, i cigolii, i tremori e le ombre. “L’ansia è importante, siamo abituati a un rapporto con la realtà totalmente anestetizzato…"