dal 20/04/2017 al 20/05/2017

curatorPUNTO

infoopening ore 18.30

                                                                         ALL NIGHT LONG #3


ALL NIGHT LONG è un format, cinque esperimenti nei quali curatori, critici e artisti passano 24 ore insieme nei 25 metri quadri di via Ascanio Sforza 105.


I test hanno due variabili costanti: trascorrere un giorno a CasaCicca e lasciare un dono alla collezione.

Dopo i primi esperimenti, PUNTO ha invitato per il quarto appuntamento due artisti di diversa generazione e formazione: ESPI e Antonio Cavadini (aka Tonylight).


Antonio Cavadini (aka Tonylight) (Brescia, 1973) vive e lavora a Milano. Ha una formazione da designer e realizza progetti su misura per spazi pubblici e privati. Dagli anni 90 sperimenta con la luce e il suono generato da dispositivi auto costruiti. Le sue opere, lampade, oggetti sonori e installazioni, sono accumunate da una relazione sinestetica tra luce e suono. Dal 2004 collabora con il collettivo Otolab come musicista e costruttore di dispositivi hardware audio e video. Ha esposto in diverse fiere, gallerie e rassegne anche internazionali.


ESPI (Santiago del Cile, 1986) vive e lavora Milano. Di formazione prevalentemente teorica, realizza i suoi primi interventi artistici con il collettivo di street artist cileno 0056. Agli esordi si è concentrato sulle teorie dell'educazione democratica di Paulo Freire, ritenendo che la consapevolezza come individuo dipenda da quella del mondo. Tramite le sue opere cerca di divulgare tradizioni e tratti culturali meno conosciuti; attualmente sperimenta geometrie e colori, reinterpretando il paesaggio urbano e rurale italiano e cileno.

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2017-04-24
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ESPI e Cavadini: un improbabile e fortunato convivere

Da studio, a casa-museo, a bed and breakfast, a ristorante, a Micro Repubblica Indipendente: le aspirazioni verso i 25 mq di spazio di CasaCicca iniziano a salire. Per il terzo appuntamento di ALL NIGHT LONG – il format pensato e organizzato dal duo curatoriale PUNTO (Elisa Lemmo e Giorgia Quadri) – Silvio Espinoza, conosciuto sulla scena della Street Art come ESPI, e Antonio Cavadini, al mixer tonylight, si trovano a condividere ore, ciotole, lavoro e caffe nel monolocale che dal 2012 Giulia Currà ha messo a disposizione di artisti e viaggiatori in cerca di un alloggio. Coraggiosa la scelta di forzare il dialogo tra due artisti così diversi: la Micro Repubblica Indipendente di CasaCicca, esito di questa residenza lampo durata 24 ore, è la prova del fatto che anche un bullone M8 può inserirsi benissimo in un dado M6. Non a caso il frutto dell’incontro, la paradossale chiave per la riuscita di questo incastro impossibile, è la dichiarazione di indipendenza dei due artisti, nonché l’invito alla costruzione di nuove forme di collettività basate proprio sull’autonomia individuale.


Ecco l’ennesimo spazio in cui ci si registra all’ingresso, si potrebbe pensare entrando nel monolocale. Dare nome e cognome. Eppure del certificato che viene rilasciato al visitatore nessuna copia resta all’emittente: non si tratta di una misura di sicurezza, di uno strumento di regolazione o controllo. Non c’è selezione. Quello di ESPI e Cavadini è solo l’atto che sancisce il riconoscimento di un nome, un volto, un’identità che merita di essere accolta nella comunità temporanea in via di costituzione in questa festosa sera di aprile. Insieme alla carta dove è stato scritto il mio nome, accanto allo stemma disegnato dai due artisti, mi viene data la Dichiarazione d’Indipendenza della neonata Repubblica, in cui è espresso l’intento di voler simbolicamente «esaltare il carattere eterotopico della casa». È chiaro allora come l’atto di registrazione, la riproposizione in forma burlesca e giocosa di una burocrazia afinalizzata, è soprattutto un modo per attivare il «sistema d'apertura e di chiusura» di questo ritaglio di realtà «che al contempo lo isola e lo rende penetrabile», per usare le parole del teorico delle eterotopie Michel Foucault. L’unico principio che fonda il vivere all’interno di questa oasi è il «rispetto e la condivisione intellettuale».


I due artisti non creano qualcosa di totalmente ex-novo dunque, ma ritracciano a penna rossa i contorni dell’anima che CasaCicca ha coltivato nei suoi pochi ma densi anni di vita. Il progetto di ESPI e Cavadini, in fondo, è un’operazione filologica di recupero e valorizzazione di una storia che è già stata scritta, che non si allontana molto da ciò che Elisa Lemmo e Giorgia Quadri avevano pensato per l’inaugurazione della programmazione di ALL NIGHT LONG (19 ottobre 2016), appuntamento in cui il duo ha catalogato e riordinato tutta la collezione di oggetti e opere donate, negli anni, dai visitatori alla casa.


In fondo alla stanza, in cima al muro, un lightbox realizzato insieme da Cavadini e ESPI durante la residenza, riporta lo stemma della Repubblica in gran formato: una lucciola, allusione al tempo in cui il monolocale era una casa chiusa, sembra esservisi posata. Sulla sua schiena un terzo occhio guarda lontano. Guarda forse al suo passato, fatto di storie di donne che per scelta o necessità hanno fatto della costruzione di un paradiso artificiale la loro attività. Ma l’occhio punta anche il visitatore, lo provoca con lo sguardo sostenuto, tutt’altro che colpevole, di chi ha fatto una scelta drastica e non se ne è pentito. È lo stesso sguardo di chi è stato capace di rinnegare le leggi della società per costruire modelli societari a essa alternativi: questi personaggi ricordano a noi, che non abbiamo avuto il loro stesso coraggio, che potremmo essere molto più felici di così e ci sbattono in faccia la loro libertà. Figure come Giorgio Rosa – fondatore nel 1968 della Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose, una palafitta di 400 m2 costruita al largo della costa adriatica e demolita nel febbraio del 1969 – o Jacob Ludvigsen – fondatore insieme ad alcuni compagni della danese Christiania – sono gli eroi a cui si ispirano i due artisti per dare vita al loro sogno di bambini. Entrare nella Micro Repubblica Indipendente di CasaCicca è proprio come entrare nella tenda precariamente tirata tra il letto e la poltrona, nella cameretta dei nostri 5 anni. A sostituire le pareti di lenzuola lise non sono quelle in mattoni e cemento della vecchia casa meneghina, quanto più la cornice dell’arte, palafitta indemolibile sulla quale ogni giorno, ogni istante, ogni secondo possiamo reinventare e rifondare le leggi che regolano le dinamiche di identificazione e appartenenza, fino a farle sfumare.


Così il lavoro di arte pubblica di ESPI si ripiega su se stesso fino a costruire un interno che può potenzialmente contenere tutto l’esterno; mentre le sperimentazioni musicali di Cavadini sembrano riattivarsi durante l’opening nella loro funzione atavica di rituale: le onde sonore contribuiscono a riempire e delimitare una realtà a sé stante. Entro quella bolla sonora, circondati da tanti pezzi di poesia e di vissuto lasciati dal passato a CasaCicca, è difficile pensare che fuori possa essere tutto così difficile.