dal 17/02/2017 al 25/05/2017

info10-13 e 15-19 lunedì chiuso Intero 5 euro (over 25), Ridotto 3 euro (dai 18 ai 25 anni), Gratuito under 18 e prima domenica del mese

Jennifer West
Action Movies, Painted Films and History Collage

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della mostra di Jennifer West, Action Movies, Painted Films and History Collage, a cura di Lorenzo Giusti.

Prima personale dell’artista americana in un museo italiano, la mostra si compone di un gruppo di 10 lavori realizzati a partire dal 2005 e di una nuova opera che costituisce un punto di svolta nella produzione dell’artista.

Film Title Poem (2016) è infatti l’ultimo e unico film sonoro realizzato da West. L’artista descrive il lavoro come un “un montaggio psichico della mia interiore storia del cinema”. L’opera si presenta come un collage di immagini, tratte da oltre 500 titolature di film, trasferite su una pellicola da 35mm. La materialità del film – in seguito trasferito su supporto digitale – è sottolineata dall’intervento diretto sulla pellicola attraverso motivi incisi, contorni, tracciati e forature. Sensuale, astratto e immaginifico allo stesso tempo, il lavoro indaga l’incidenza della fiction nella nostra memoria e il modo in cui la rivoluzione digitale ha cambiato l’esperienza della visione.

Jennifer West ha iniziato a esplorare sistematicamente la possibilità di produrre film senza l’ausilio della videocamera sino dal 2004. L’artista rimuove la pellicola dal suo contesto d’uso convenzionale, intervenendo su di essa attraverso processi diversi, che possono spaziare dalle tecniche artistiche tradizionali (pittura, disegno, collage, graffito, incisione), ad azioni alternative come l’emulsione, la manipolazione chimica oppure l’esposizione diretta alla luce dei materiali fotosensibili. Il risultato è uno “spazio filmico” immersivo e psichedelico, un’animazione materiale di segni e immagini, caratterizzata da toni acidi e ritmi concitati.

Concepite in alcuni casi come vere e proprie performance, le azioni di Jennifer West sulla pellicola prevedono spesso il coinvolgimento di altre persone, così come l’utilizzo di materiali del quotidiano, dal cibo al rossetto ai pneumatici per motociclette, oppure l’esposizione all’azione degli agenti naturali in luoghi di particolare significato.

È il caso di Salt Crystal Spiral Jetty Dead Sea Five Years Film (2013), uno dei dieci lavori presenti in mostra, realizzato immergendo una pellicola in un bagno di argilla a temperatura elevata nel 2008 e in seguito stipata fra altri oggetti in una valigia, messa tra le cartacce nel cestino dello studio dell’artista, coperta di argilla per cinque anni e infine trascinata lungo le rocce incrostate di sale della celebre Spiral Jetty di Robert Smithson, prima di essere gettata nelle acque gelide del lago salato dello Utah, nel tentativo di evocare lo spirito originario dell’opera e la visione poetica dell’artista americano.

La mostra al MAN di Nuoro sarà inoltre occasione per l’avvio di un nuovo lavoro che, partendo da un’esplorazione del territorio, avrà origine in Sardegna nei giorni precedenti l’inaugurazione.

Jennifer West (Topanga, California) è nota internazionalmente per il suo lavoro di ricerca sul materialismo nel cinema. Ha ricevuto commissioni da alcune delle più prestigiose istituzioni museali, come Tramway, Glasgow (2016); PICA TBA Fest (2014); High Line Art, New York (2012), The Aspen Art Museum (2010) e la Turbine hall della TATE Modern di Londra (2009).

Tra le mostre personali si segnalano: S1 Artspace, Sheffield, Regno Unito (2012); Contemporary Art Museum, Houston (2010); Kunstverein Nuremberg (2010); Transmission Gallery, Glasgow (2008) e White Columns, New York (2007).

West ha presentato i propri lavori in numerosi musei, rassegne e spazi espositivi, tra i quali: Shenzhen Animation Biennial, Shenzhen (2016); Carnegie Museum of Art, Pittsburg (2015); Kunstlerhaus KM-Halle fur Kunst & Medien, Kunsterhaus Graz, Austria e Cincinnati Art Museum, Ohio (2014); Palais de Tokyo, Paris; Nottingham Contemporary, England; Utah Museum of Contemporary Art (2013); Henry Moore Foundation, Leeds, UK; MOCA, Cleveland, OH; deCordova Sculpture Park e Museum, Lincoln, MA, Saatchi Gallery, London (2012); White Flag Projects, St. Louis; Contemporary ArtsForum, Santa Barbara; White Columns, New York; the Rubbell Family Collection, Miami (2015/2011); Schirn Kunsthalle, Frankfurt, Leubsdorf Gallery, Hunter College, New York, Seattle Art Museum (2010), Tate Modern, Londra; Institute of Contemporary Art, Philadelphia (2009), Drawing Center, New York, Aspen Art Museum, Tel Aviv Museum of Art (2008), CAPC Musée d’Art Contemporain, Bordeaux, France, Contemporary Art Museum, Detroit, Henry Art Gallery, Seattle, ZKM Museum for New Media, Karlsruhe, Tate St. Ives (2007).

Una sua mostra personale, “Film is Dead…” è attualmente in corso al Seattle Art Museum, Seattle (2016-2017).

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LCR#3 - Preludio
Leonardo Boscani / Golden Zimmer

Sarà inaugurata il prossimo 17 febbraio, insieme alle mostre di Berenice Abbott e Jennifer West, l’installazione di Leonardo Boscani, Golden Zimmer, specificatamente realizzata per gli spazi della Project Room del Museo MAN.

Golden Zimmer è la prima di una serie di iniziative che introducono al terzo e ultimo appuntamento del progetto espositivo pluriennale La Costante Resistenziale, dedicato alle ricerche più innovative che, dai primi anni dell’autonomia regionale ai giorni nostri, hanno caratterizzato la scena artistica sarda.

Dopo i primi due appuntamenti del 2015 e del 2016, La Costante resistenziale #3, a cura di Micaela Deiana, sarà dedicata alle ricerche artistiche più recenti, sviluppate nel corso degli anni Duemila. Il Preludio, attraverso una ciclo di appuntamenti, eventi e mostre, proporrà approfondimenti tematici sulle questioni legate all’arte socialmente impegnata, la ricerca video, la relazione fra arte e suono e la performance.

La ricerca di Leonardo Boscani è volta, sino dagli anni Novanta, all’analisi delle contraddizioni sociali e politico-economiche della società occidentale, alle quali oppone utopie fantascientifiche, in cui critica e ironia si bilanciano nella creazione di un nuovo mondo linguistico.

In Golden Zimmer la riflessione si focalizza sull’esodo migratorio che sta caratterizzando il panorama europeo degli ultimi anni. I tentativi e le contraddizioni delle politiche sociali messe in atto dall’Unione Europea per rispondere all’emergenza in corso vengono sublimati in un ambiente aureo, luogo avulso dalla temporalità, sognato e irraggiungibile, che richiama la simbologia e l’estetica dei luoghi di culto della religione ortodossa oppure le icone e le pale d’altare dell’arte bizantina e medievale.

Il materiale con cui l’installazione è realizzata non è però la preziosa foglia d’oro ma l’altrettanto delicata - e assai più facilmente deteriorabile- metallina delle coperte termiche usate nelle situazioni di primo soccorso. La camera citata da Boscani nel titolo dell’installazione evoca, quindi, quella domestica sognata dal migrante che cerca nuova vita in Europa. Il riferimento all’ esperienza individuale, intima e umana, è affiancato dai dati statistici delle politiche migratorie, i cui numeri vengono scientificamente riportati dall’artista in un fregio decorativo che corre lungo l’intero ambiente.

Simbolo e funzionalità, decorazione e impegno sociale si bilanciano in uno spazio per il pensiero critico che, attraverso l’esperienza sensoriale del colore e della luce, stimola le coscienze individuali e collettive.

Leonardo Boscani(Sassari, 1961) si è formato presso l’Accademia dei Belle Arti di Sassari: Fra le mostre più recenti si segnalano le personali “Umana Ambizione + Notre Siècle, Boscani + Bertozzi”, Musée de la Corse, Corte, FR (2014), “DNA-Disciplina Naturale dell’Antagonista 2, Boscani + Delogu”, a cura di Emanuela Falqui, Galleria S’Umbra, Cagliari (2014) e le collettive “Par le Bleu, la « grande couleur”, a cura di Anne Alessandri, FRAC-Corse, Bastion de France, Portovecchio, FR (2015), “Civil Servants”, a cura di Micaela Deiana, MAN Nuoro (2015), Love for risk, MSU-Museum of Contemporary Art Zagreb, Zagabria, Croazia (2012)

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Berenice Abbott
Topografie

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1898-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

Terza di un grande ciclo dedicato alla Street Photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni - Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo fornisce un quadro generale del grande talento e della variegata attività di Berenice Abbott.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.

Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joyce, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott - lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile - racconta la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio si Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia –frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson - già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti - dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

Tutti gli anni Trenta, dopo il rientro negli Stati Uniti, sono infatti dedicati alla realizzazione di un unico grande progetto, volto a registrare le trasformazioni della città in seguito alla grande depressione del 1929. La sua attenzione si concentra sulle architetture, sull’espansione urbana e sui grattacieli che progressivamente si sostituiscono ai vecchi edifici, oltre che sui negozi e le insegne. Il risultato è un volume, tra i più celebri della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” (1939), che raccoglie una serie straordinaria di fotografie caratterizzate da forti contrasti di luci e ombre e da angolature dinamiche, ad esaltare la potenza delle forme e il ritmo interno alle immagini.

Nel 1940 Berenice Abbott diventa picture editor per la rivista “Science Illustrated”. L’esperienza maturata nelle strade di New York la porterà a guardare con occhi diversi le immagini scientifiche, che diventano per lei uno spazio privilegiato di osservazione della realtà oltre il paesaggio urbano. In linea con le coeve ricerche artistiche sull’astrazione, Berenice Abbott realizza allora una serie di fotografie di laboratorio, concentrandosi sul dinamismo e sugli equilibri delle forme, con esiti straordinari.

La mostra al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

Immagine: Jennifer West, Spiral of Time Documentary Film 7

Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo, tel. 049663499 referente Simone Raddi, gestione2@studioesseci.net

Inaugurazione: 17 febbraio ore 19:00